AIDA
di Giuseppe Verdi melodramma su libretto di A . Ghislanzoni
Personaggi
- AIDA (soprano) principessa etiope
- RADAMÉS (tenore) capitano dell'esercito faraonico
- AMONASRO (baritono) re dell'Etiopia e padre di Aida
- AMNERIS (mezzosoprano) figlia del re d'Egitto
- RE D'EGITTO (basso)
- RAMFIS (basso) gran sacerdote
- UNA SACERDOTESSA
- UN MESSAGGERO
- CORO di sacerdoti, sacerdotesse, ministri, soldati, ufficiali, schiavi, popolo egizio
Introduzione
È un'opera in quattro atti di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni da un soggetto di Auguste Mariette.La prima rappresentazione fu al "Kedivial Opera House " de Il Cairo il 24 Dicembre 1871 in occasione dell'inaugurazione del Canale di Suez.
Trama
ATTO I
Aida vive a Menfi come schiava; il padre Amonasro organizza una spedizione in Egitto per liberarla dalla prigionia.Aida si innamora del giovane guerriero Radamés, dal quale è riamata; ma di costui si è invaghita anche Amneris, la figlia del re d'Egitto.
Amneris nutre sentimenti di gelosia per la principessa etiope e falsamente la consola del suo pianto.
Un messaggero porta la notizia che l'esercito etiope guidato dal re Amonasro sta marciando verso Tebe: è la guerra.
Il Faraone designa Radamés comandante dell'esercito che combatterà contro gli Etiopi.
Aida è combattuta tra l'amore per Radamés e il sentimento per il padre e il suo popolo.
Fra cerimonie solenni e danze il gran sacerdote Ramfis gli consegna la spada consacrata.
ATTO II
Amneris riceve nelle proprie stanze, dove piccoli schiavi mori danzano, Aida e con l'astuzia la spinge a dichiarare i suoi sentimenti per Radamés, annunciandole la morte dell'amato in battaglia.Amneris minaccia Aida che, disperata, è costretta a chiedere perdono.
Risuonano le trombe della vittoria e la popolazione accorre alla cerimonia del trionfo; mentre il re siede sul trono con la figlia, l'esercito sfila davanti a lui.
Radamés viene incoronato da Amneris con il serto dei vincitori ed intercede a favore dei prigionieri tra i quali si trova Amonasro, padre di Aida.
Il re accoglie la richiesta di rilasciare i prigionieri, poi, per la protesta dei sacerdoti, decide di trattenere come ostaggi Aida e un guerriero, in realtà Amonasro, che giura di aver sepolto il re degli Etiopi.
Per gratitudine il Faraone concede a Radamés la mano della propria figlia.
ATTO III
Radamés ha solo apparentemente acconsentito a diventare sposo di Amneris, la quale si reca al tempio della dea Iside per pregarla di proteggere le sue imminenti nozze.Quella stessa notte, mentre Aida attende l'amato sulle sponde del Nilo, Amonasro convince la figlia a tradirlo: Aida ottiene le informazioni richieste.
Il padre, poi, spia il colloquio tra i due innamorati e viene a conoscenza del luogo dove l'esercito egiziano attaccherà gli etiopi.
Quando Amonastro esce dal nascondiglio e si presenta come il re degli Etiopi, Radamés capisce di aver involontariamente tradito il proprio paese.
Con il suo aiuto Aida e il padre riescono a fuggire, mentre Radamés si consegna al gran sacerdote per espiare la propria colpa.
ATTO IV
Amneris desidera salvare la vita dell'uomo che ama, ma Radamés la respinge: non vuole più nascondere il suo amore per Aida, la schiava liberata e sopravvissuta alla battaglia durante la quale ha perso il padre.Amneris si dispera, implora pietà per Radamés che viene condannato dai sacerdoti per tradimento ad essere sepolto vivo.
Nella cripta sotto il tempio di Vulcano, mentre sta per essere murato, invoca Aida e costei come in un sogno gli appare: è venuta a morire con lui.
I due innamorati si abbracciano e dicono addio al mondo che li ha condannati, mentre nel tempio Amneris piange e prega durante le cerimonie religiose e la danza delle sacerdotesse.
Brani celebri
- Atto Primo
- Se quel guerriero io fossi... Celeste Aida, romanza di Radames
- Ritorna vincitor, romanza di Aida
- Atto Secondo
- Fu la sorte, duetto Amneris Aida
- Gloria all'Egitto, Coro
- Quest'assisa ch'io vesto, Amonasro
- Son nemici e prodi sono, Ramfis
- Atto Terzo
- O cieli azzurri, romanza Aida
- A te grave cagione m'adduce, duetto Amonasro e Aida
- Rivedrai le foreste imbalsamate, duetto Amonasro e Aida
- Pur ti riveggio, mia dolce Aida, duetto Radamés e Aida
- Atto Quarto
- L'aborrita rivale a me sfuggia, duetto Amneris e Radamés
- "Ohimè! Morir mi sento", Amneris, Ramfis e sacerdoti)
- La fatal pietra sovra me si chiuse... " O terra addio ", duetto Radamés e Aida
ANDREA CHENIER
di Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica
Personaggi
- ANDREA CHÉNIER (tenore)
- CARLO GÉRARDS (baritono)
- LA CONTESSA DI COIGNY (mezzosoprano)
- MADDALENA DI COIGNY (soprano)
- BERSI (mezzosoprano), serva mulatta
- MADELON (mezzosoprano)
- ROUCHER (basso)
- MATHIEU (baritono), detto Populus, sanculotto
- UN INCREDIBILE (tenore)
- L'ABATE POETA (tenore)
- PIETRO FLÉVILLE (basso), romanziere del re
- SCHMIDT (basso), carceriere
- DUMAS (basso), presidente del Tribunale di salute pubblica
- IL MAESTRO DI CASA (basso)
- FOUQUIER TINVILLE (basso), accusatore pubblico
- Dame, signori, abati, lacchè, staffieri, conduttori di slitte, ungheri volanti, musici, servi, paggi, valletti, pastorelli, straccioni, borghesi, sanculotti, carmagnole, guardie nazionali, soldati della Repubblica, gendarmi, mercatine, pescivendole, calzettaie, venditrici ambulanti, Meravigliose, Incredibili, rappresentanti della Nazione, giudici, giurati, prigionieri, condannati, ragazzi strilloni, un maestro di musica, Alberto Roger, Filandro Fiorinelli, Orazio Coclite, un bambino, un cancelliere, il vecchio Gérard, Robespierre, Couthon, Barras, un fratello servente (garzone di caffè)
Introduzione
È un'opera in quattro quadri di Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica.La prima rappresentazione avvenne il 28 Marzo 1896 al Teatro della Scala di Milano.
Trama
QUADRO PRIMO
La vicenda inizia in una giornata d'inverno del 1789 nella serra del castello di Coigny dove la contessa organizza un festa.Un giovane servitore, di nome Gérard, mentre addobba la serra rimugina pensieri d'odio verso i padroni; solo per la contessina Maddalena, che egli ama segretamente, prova ammirazione.
Alla festa è invitato il giovane poeta Andrea Chénier che, sollecitato dalla contessina, improvvisa un canto all'amore difendendo i suoi ideali contro i costumi corrotti dell'epoca.
La festa da poco iniziata viene interrotta quando Gérard irrompe nella sala alla testa di un gruppo di mendicanti.
La contessa rimprovera il suo servo che grida la sua ribellione gettando a terra la livrea e allontanandosi con i poveri.
QUADRO SECONDO
Giugno 1794: infuria il Terrore. L'azione si svolge a Parigi.Chénier apprende di essere ricercato, viene pedinato da un "Incredibile" mandato da Gérard divenuto un rappresentante del Terrore.
L'amico Roucher lo esorta a fuggire per non cadere nelle mani dei rivoluzionari, ma il giovane vuole prima incontrare la sconosciuta che da tempo gli scrive per chiedere protezione.
Nelle vicinanze del ponte Peronnet i due si incontrano e Chénier riconosce Maddalena alla quale i rivoluzionari hanno ucciso la madre ed ora è costretta a vivere nascosta e in povertà.
Tra Andrea e Maddalena divampa l'amore.
All'improvviso arriva Gérard, divenuto luogotenente di Robespierre; tenta di rapire la giovane ,sfida a duello Chénier, ma da costui viene gravemente ferito.
Mentre Maddalena si mette in salvo, Gérard riconosce nel suo avversario il poeta, lo esorta a fuggire con la donna e alle Guardie nazionali dichiara di non conoscere il suo feritore.
QUADRO TERZO
L'azione si svolge nel tribunale rivoluzionario.La patria ha bisogno di denari e di soldati e Gérard, ormai guarito, cerca di convincere la popolazione a donare.
Al suo appello risponde anche Madelon, una vecchia popolana cieca, che offre alla patria il nipote quindicenne suo unico sostegno.
L'Incredibile costringe Gérard ad accusare Chénier che è stato arrestato.
Gérard esita poi scrive l'atto di accusa, sentendosi, però vile e servo impotente di nuovi padroni; riflette sulla sua anima rivoluzionaria trasformata in quella di un assassino.
Ad aggravare il suo stato d'animo arriva sconvolta Maddalena che gli si offre purchè salvi la vita di Chénier. Egli si commuove e cerca di fare il possibile per salvare il giovane.
Durante il processo ritratta la denuncia mentre il poeta tenta di difendersi dalle accuse, ma tutto ciò non basta: Chénier è condannato a morte tra l'esultanza della popolazione.
QUADRO QUARTO
L'azione si svolge nel cortile della prigione di San Lazzaro.Assistito dall'amico Roucher, in attesa di morire Andrea Chénier scrive i suoi ultimi versi.
I due amici si abbracciano poi si separano commossi quando arriva il carceriere Schmidt.
Maddalena, aiutata dal pentito Gérard, riesce ad ottenere un colloquio con l'amato e a corrompere la guardia.
Quando all'alba i soldati vengono a prelevare i condannati la giovane si sostituisce ad una prigioniera (Idia Legray) donandole il suo lasciapassare.
Infine i due amanti salgono sulla carretta che li condurrà alla ghigliottina.
Gérard, l'uomo della rivoluzione, piange lacrime amare.
Brani celebri
- Quadro Primo
- O Pastorelle addio, coro
- Son sessant'anni, Gérard
- Un dì all'azzurro spazio, (improvviso) Andrea Chénier
- Quadro Secondo
- Credo a una possanza antica, Andrea Chénier
- Eravate possente, Maddalena
- Ora soave, Andrea Chénier
- Quadro Terzo
- Nemico della patria?, Gérard
- La mamma morta, Maddalena
- Sì fui soldato, Andrea Chénier
- Atto Quarto
- Come un bel dì di maggio, Andrea Chénier
- Vicino a te s'acqueta, duetto Chénier e Maddalena
ATTILA
di Giuseppe Verdi su libretto di Temistocle Solera
Personaggi
- ATTILA (basso) re degli unni
- EZIO (baritono) generale romano
- FORESTO (tenore) cavaliere
- LEONE (basso) vecchio romano
- ODABELLA (soprano) figlia del signore di Aquileia
- ULDINO (tenore) giovane bretone schiavo di Attila
- Duci, re e soldati unni, ostrogoti, gepidi, eruli, turingi, sacerdotesse e popolo, uomini e donne d’Aquileia, donzelle d’Aquileia in abito guerriero, ufficiali e soldati romani, vergini e fanciulli di Roma, eremiti, schiavi (CORO)
Introduzione
È un dramma lirico in un prologo e tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Temistocle Solera tratto dalla tragedia Attila, Koning der Hunnem di Zacharias Werner.La prima rappresentazione fu al "Tratro La Fenice" di Venezia il 17 Marzo 1846.
Trama
PROLOGO
Ad Aquileia attorno alla metà del V secolo Odabella, figlia del signore della città, ha perduto l’intera famiglia in seguito al saccheggio della città da parte di Attila, re degli Unni ed intende vendicarsi di lui uccidendolo.Al cospetto del re è condotto uno stuolo di vergini aquileiesi prigioniere: le guida l’orgogliosa Odabella; il re ammirato dal suo coraggio le dona la sua spada con la quale la giovane medita di ucciderlo per vendicare il padre. Riceve poi il generale romano Ezio e reagisce sdegnato alla proposta di spartirsi con lui l’impero.
Ad Ezio non resta che rinnovare lo scontro in campo.
Nella laguna veneta si rifugiano i profughi di Aquileia fuggiti dalla città distrutta; il loro capo Foresto, fidanzato di Odabella, vuole fondare una nuova città.
ATTO I
In un bosco vicino alla tenda di Attila, Odabella, che ha nostalgia del padre ucciso e di Foresto, incontra l’amato al quale nega di tradirlo con Attila.La giovane lo rassicura rivelandogli di trattarsi di finzione per uccidere il barbaro.
Intanto Attila, addormentato nella propria tenda, si desta di soprassalto e narra allo scudiero Uldino un sogno: giunto alle porte di Roma, è fermato da un vecchio canuto che gli impone di arretrare di fronte alla terra di Dio.
Scacciato l’attimo di debolezza, decide di muovere contro Roma.
Il sogno si preannuncia premonitore: quando le schiere si mettono in marcia, si ode un canto flebile di donne e fanciulli guidati da Leone, un vecchio imbelle che lo ferma con le stesse parole udite in sogno.
ATTO II
Nel campo romano Ezio apprende della tregua impostagli dall’imperatore fanciullo Valentiniano. Alcuni Unni recano un messaggio: Attila accantona le ostilità, gli propone nuovamente l’alleanza invitandolo a un banchetto.Odabella ha saputo che Foresto vuole avvelenare il re, allora lo avverte, non per pietà, ma per essere lei ad ucciderlo; Foresto si svela colpevole, Attila lo perdona per intercessione della giovane, annuncia le sue nozze con lei e congeda Ezio assicurandogli che non invaderà Roma.
ATTO III
Nella foresta tra gli accampamenti nemici Foresto è scoraggiato per le nozze imminenti di Attila e Odabella e invoca l’intervento delle armi romane. Oltre Ezio, anche la giovane giunge fuggendo dal campo unno; Attila la insegue, ma quando la scopre insieme a Foresto e ad Ezio comprende il tradimento.In quell’istante i soldati romani irrompono nell’accampamento barbaro e mentre Unni e Romani si battono, Odabella trafigge a morte Attila, vendicando l’uccisione del padre.
Brani celebri
- Prologo
- Urli, rapine, Coro d'introduzione
- Santo di patria indefinito amor, cavatina di Odabella
- Vanitosi! Che abbietti e dormienti, duetto tra Ezio e Attila
- Ella in poter del barbaro, cavatina di Foresto
- Cara patria già madre e reina, cabaletta di Foresto
- Atto Primo
- Oh nel fuggente nuvolo, romanza di Odabella
- Oh! T'inebria nell'amplesso, duetto tra Odabella e Foresto
- Mentre gonfiarsi d'anima, aria di Attila
- Atto Secondo
- Dagli immortali vertici, aria di Ezio
- Atto Terzo
- Che non avrebbe il misero, romanza di Foresto
- Te sol, te sol quell'anima, terzetto Odabella, Foresto ed Ezio
- Tu rea donna, quartetto Attila, Odabella, Foresto ed Ezio
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
di Gioachino Rossini su libretto di Cesare Sterbini
Personaggi
- IL CONTE D'ALMAVIVA (tenore)
- FIGARO (baritono)
- ROSINA (contralto)
- DON BARTOLO (Baritono) dottore in medicina e tutore di Rosina
- DON BASILIO (basso) maestro di musica di Rosina
- BERTA (soprano) vecchia governante
- FIORELLO(baritono) servitore del Conte d'Almaviva
- AMBROGIO(mimo) servitore di Don Bartolo
- UN UFFICIALE(baritono)
- CORO di soldati
Introduzione
È un'opera in due atti di Gioachino Rossini su libretto di Cesare Sterbini tratto dalla commedia omonima di P. Augustin Beaumarchais.La prima rappresentazione fu al "Teatro Argentina" di Roma il 20 Febbraio 1816.
Trama
ATTO I
Di notte in una piazza di Siviglia sotto la casa di don Bartolo, un anziano medico, si radunano alcuni suonatori condotti da Fiorello, servitore del conte il quale è lì per cantare una serenata alla bella Rosina della quale è innamorato.Il conte chiede a Figaro, barbiere e “factotum della città” di aiutarlo a conquistare la giovane alla quale si è presentato sotto il falso nome di Lindoro.
Figaro lo consiglia di fingersi un giovane soldato cui Rosina si dimostra presto interessata; inoltre il barbiere gli procura un biglietto d’alloggio nella casa di don Bartolo.
Il tutore però, sospettando trame che coinvolgono la sua amata pupilla, decide di affrettare le proprie nozze con lei e convoca don Basilio che gli riferisce la voce della presenza in città del conte di Almaviva che ama Rosina e suggerisce che solo la calunnia potrà mettere fuori gioco il conte; quindi i due si allontanano per preparare il contratto di nozze.
Figaro parla con Rosina, le conferma l’amore di Lindoro e la giovane, su consiglio del barbiere, gli scrive un biglietto.
Don Bartolo rientra in casa sorprendendo Figaro e Rosina e accorgendosi che manca un foglio dal taccuino e la rimprovera.
Bussa alla porta Almaviva che, travestito da soldato e fingendosi ubriaco si presenta con il biglietto d’alloggio e Bartolo oppone un documento che lo esenta dal’ospitalità ai militari. Nasce una gran confusione tale da far intervenire i gendarmi.
Quando Almaviva rivela furtivamente la propria identità le guardie si allontanano sollevando lo stupore di tutti.
ATTO II
Bartolo comincia a sospettare circa la vera identità del soldato presentatosi a casa sua, mentre il conte giunge nuovamente con un altro travestimento sempre frutto dell’ingegnoso Figaro: ora è Don Alonso, maestro di musica sostituto di Don Basilio rimasto a casa febbricitante.Per guadagnare la fiducia del tutore, il finto Don Alonso mostra il biglietto che Rosina gli aveva mandato; nel frattempo giunge Figaro che rade la barba al padrone di casa nel tentativo di distrarlo dalla conversazione dei due innamorati.
Dopo vari equivoci indotti da imbrogli reciproci Rosina scopre l’identità di Don Alonso e si appresta a fuggire con il conte dalla finestra della sua camera con una scala che Figaro aveva preparato. Qualcuno, però, intuendo il piano del barbiere toglie lascala.
I due amanti e Figaro sono scoperti da Don Basilio e da un notaio convocati da Bartolo per celebrare le proprie nozze con Rosina.
Ancora una volta Figaro mette in atto un’altra astuzia: Don Basilio è costretto ad assistere al matrimonio dei due giovani.
Al suo arrivo Bartolo non può che arrendersi di fronte al fatto compiuto e gli resta la sola consolazione di aver risparmiato la dote per Rosina che il conte di Almaviva rifiuta.
Il finale è caratterizzato dai festeggiamenti per il trionfo di questo amore contrastato.
Brani celebri
- Atto Primo
- Ecco ridente in cielo, cavatina d’Almaviva
- Largo al factotum della città, cavatina di Figaro
- Se il mio nome, canzone d’Almaviva
- All’idea di quel metallo, duetto Figaro e Conte
- Una voce poco fa, cavatina di Rosina
- La calunnia è un venticello, cavatina di Don Basilio
- Dunque io son…, duetto di Rosina e Figaro
- A un dottor de la mia sorte, aria di Bartolo
- Atto Secondo
- Pace e gioia sia con voi, duetto di conte e Bartolo
- Contro un cor che accende amore, aria di Rosina
- Quando mi sei vicina, arietta di Bartolo
- Don Basilio, quintetto di Rosina, Conte, Figaro, Bartolo, Basilio
- Il vecchiotto cerca moglie, aria di Berta
- Ah! Qual colpo inaspettato, terzetto di Rosina, Conte, Figaro
- Cessa di più resistere, aria d’Almaviva e coro
LA BOHEME
di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Personaggi
- MIMÌ (soprano)
- MUSETTA (soprano)
- RODOLFO (tenore) poeta
- MARCELLO (baritono) pittore
- SHAUNARD (baritono) musicista
- COLLINE (basso) filosofo
- BENOIT (basso) padrone di casa
- PARPIGNOL (tenore) venditore ambulante
- ALCINDORO (basso)
- SERGENTE DEI DOGANIERI (basso)
- CORO studenti, sartine, bottegai, soldati, camerieri
Introduzione
È un'opera in quattro quadri di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa tratta dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henry Murger.La prima rappresentazione fu al "Teatro Regio" di Torino il 1 Febbraio 1896 e diretta dal Maestro Arturo Toscanini.
Trama
QUADRO I 'In soffitta'
Quattro giovani amici, Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline conducono una vita gaia e spensierata.La vigilia di Natale vede Rodolfo e Marcello che, impossibilitati a lavorare per il gelo della soffitta, sono costretti a bruciare il grosso manoscritto di un dramma di Rodolfo.
I festeggiamenti alla notizia che il musicista Schaunard ha guadagnato qualche soldo sono interrotti dalla inaspettata visita di Benoit, il padrone di casa venuto a reclamare la pigione.
Costui, costretto a bere dai turbolenti inquilini, si lascia andare ad imprudenti confidenze sulle sue infedeltà coniugali e viene cacciato dai giovani che si fingono indignati.
I quattro bohèmiennes escono tranne Rodolfo che deve attardarsi per terminare un articolo di giornale.
Rimasto solo, sente bussare alla porta: è Mimì, una giovane che abita in una soffitta nello stesso casamento venuta per far riaccendere il lume spentosi.
Mimì si sente male: è il primo sintomo della tisi e Rodolfo la rinfranca con un po’ di vino accanto al fuoco. Quando la giovane sta per andarsene, si accorge di aver smarrito la chiave della stanza; un colpa d’aria spegne di nuovo la sua candela e poi quella del giovane. Inginocchiati sul pavimento, al buio, i due iniziano a cercarla; Rodolfo la trova, la nasconde in tasca e stringe la piccola mano di Mimì.
I due giovani narrano ciascuno la propria storia.
Chiamato a gran voce dagli amici, convince la ragazza ad unirsi a loro. Già innamorati, i due giovani si baciano e si avviano.
QUADRO II 'Al quartiere latino'
Colline e Schaunard fanno acquisti, Rodolfo e Mimì si aggirano felici tra la folla, solo Marcello è triste: la bella Musetta lo ha abbandonato per rincorrere nuovi amori.Al caffè di Momus i giovani, dopo la presentazione di Mimì, ordinano la cena e appare intanto Musetta, seguita da un vecchio pomposo, Alcindoro de Mitonneaux.
La bella giovane, allontanato con un pretesto il vecchio amante, civetta con Marcello che non riesce a resisterle e i due fuggono con gli amici unendosi alla folla che segue la banda militare e lasciando i conti da pagare ad Alcindoro il quale al suo ritorno, allibito, cade sopra una sedia.
QUADRO III 'La barriera d'Enfer'
Alla Barriera d’Enfer Mimì, pallida e sofferente, parla con Marcello: la vita con Rodolfo è diventata impossibile per le continue liti. Nascosta tra gli alberi, ascolta il colloquio tra Marcello e l’amico.Dapprima Rodolfo accusa Mimì di infedeltà, poi spiega il vero motivo del suo modo d’agire: la giovane è gravemente malata e il vivere nella soffitta umida e fredda finirà per abbreviarle l’esistenza, perciò è necessaria la separazione.
La tosse e i singhiozzi tradiscono la sua presenza e Rodolfo la stringe amorosamente tra le braccia.
Al colloquio dei due amanti, che si allontanano dopo la decisione di rinviare a primavera l’addio, si intreccia un serio litigio tra Musetta e Marcello, divorati dalla gelosia: anch’essi si separeranno.
ATTO IV 'La soffitta'
Ormai separati dalle giovani, Rodolfo e Marcello si confidano le pene d’amore; giungono Colline e Schaunard con una magra cena: pane e un’aringa.La scena di un simulato gioioso festino è interrotta dal’arrivo di Musetta che accompagna Mimì ormai prossima alla fine.
Ricordando con tenerezza i giorni del loro amore Mimì si spegne dolcemente circondata dal calore degli amici e dell’amato Rodolfo, il quale continua a nutrire vani speranze finchè dal contegno dei presenti capisce che la giovane si è spenta.
Allora si getta sul suo corpo invocandola disperatamente.
Brani celebri
- Quadro Primo
- Che gelida manina, aria di Rodolfo
- Sì, mi chiamano Mimì, aria di Mimì
- O soave fanciulla, duetto tra Mimì e Rodolfo
- Quadro Secondo
- Quando men vo’, valzer di Musetta
- Quadro Terzo
- Donde lieta uscì, aria di Mimì
- Quadro Quarto
- O Mimì, tu più non torni, duetto tra Rodolfo e Marcello
- Vecchia zimarra, romanza di Colline
- Sono andati? Fingevo di dormire, assolo di Mimì
CARMEN
di Georges Bizet su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Havély
Personaggi
- CARMEN (mezzosoprano) zingara
- DON JOSÉ (tenore) brigadiere
- ESCAMILLO (baritono) torero
- FRASQUITA (soprano) zingara
- EL DANCAIRO (tenore) contrabbandiere
- EL REMENDADO (tenore) contrabbandiere
- MERCÉDES (soprano) zingara
- MICAËLA (soprano) contadina
- MORALÈS (tenore) sergente
- ZUNIGA (basso) tenente
- UNA VENDITRICE DI ARANCE (soprano)
- UNO ZINGARO (basso)
- LILIAS PASTIA (recitante) oste
- UNA GUIDA (recitante)
- UN SOLDATO (recitante)
- SOLDATI, GIOVANI, POPOLANI, SIGARAIE, ZINGARE, ZINGARI, VENDITORI (Coro)
- MONELLI (Coro voci bianche)
Introduzione
È un'opera lirica in quattro atti di Georges Bizet su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy ispirato alla novella omonima di Prosper Mérimée.La prima rappresentazione fu all'"Opéra Comique" di Parigi il 3 Marzo 1875 mentre la prima rappresentazione italiana avvenne al Teatro Bellini di Napoli il 15 novembre 1879.
Trama
ATTO I
La scena si svolge in una piazza di Siviglia. Moralès e un gruppo di dragoni osservano incuriositi la giovane Micaela che arriva dalla campagna alla ricerca del brigadiere Don José. Venendo a sapere che José arriverà di lì a poco, ella si allontana; al suo arrivo nella piazza il brigadiere viene informato da Moralès di Micaela.Scoccata l’ora della pausa, escono dalla fabbrica le sigaraie solo José non mostra interesse per loro: ama Micaela e ha promesso alla madre di sposarla.
Tutti gli uomini attendono Carmen e, quando la bella sigaraia appare, le si stringono intorno; costei, accortasi che José la ignora, gli lancia un fiore. Il brigadiere resta turbato e nasconde il fiore sotto la giacca.
Micaela, tornata in piazza, gli consegna una lettera della madre e, prima di congedarsi da lui, lo bacia castamente.
Scoppia una rissa tra le sigaraie e Carmen, la più aggressiva, viene arrestata da Zuniga, tenente delle guardie che ordina a José di portarla in prigione. Rimasta sola con il brigadiere, Carmen dà inizio alla sua opera di seduzione: gli promette amore in cambio della libertà. José, ormai irretito, l’aiuta a fuggire.
ATTO II
È trascorso un mese. Nell’osteria di Lillas Pastia Carmen danza e canta con le altre zingare ed attende il ritorno di Don José, incarcerato perché colpevole di averla fatta fuggire. Venuto a brindare con gli amici, entra il torero Escamillo che rivolge a Carmen parole galanti, ma viene respinto.Ecco arrivare José, uscito di pigione, nel frattempo suona la tromba che ordina il rientro dei militari e il brigadiere, schernito e aizzato da Carmen, esita a staccarsi da lei.
Intanto Attila, addormentato nella propria tenda, si desta di soprassalto e narra allo scudiero Uldino un sogno: giunto alle porte di Roma, è fermato da un vecchio canuto che gli impone di arretrare di fronte alla terra di Dio.
Quando il tenente Zuniga gli ordina di rientrare, Josè si ribella: scoppia una rissa. I contrabbandieri li separano e l’uomo, capendo che ormai non può fare altro che fuggire, si unisce a Carmen e ai fuorilegge disertando l’esercito.
ATTO III
José, torturato dai rimorsi e stanco della vita difficile tra le montagne, si accorge che il rapporto con Carmen non è più quello di un tempo.La zingara interroga le carte che le predicono la morte vicina.
Intanto Micaela raggiunge, non vista, il campo dei contrabbandieri in cerca di José, ma scappa quando lo vede con Escamillo.
Geloso del rivale, José sfida a duello il torero, ma viene fermato dagli zingari che trovano Micaela nascosta tra le rocce.
Ella riferisce a José che la madre è in punto di morte; l’uomo accetta di seguirla, ma prima di andarsene minaccia Carmen, della quale è follemente innamorato.
ATTO IV
Di fronte all’arena di Siviglia la folla acclama festante il corteo dei toreri; tra la folla c’è Carmen, ora innamorata di Escamillo.Mercedes e Frasquita la avvertono che Josè è nelle vicinanze; costui decide di affrontare Carmen rimasta sola nella piazza ad attendere il torero, intanto che tutti assistono alla corrida. Inutili sono le sue suppliche la donna lo respinge e, in segno di disprezzo, si sfila l’anello che le ha donato e glielo getta addosso.
Disperato e accecato dall’ira uccide Carmen con una pugnalata, poi si costituisce ai gendarmi mentre la folla festeggia la vittoria di Escamillo.
Brani celebri
- Atto Primo
- L’amour est un oiseau rebelle, habanera di Carmen
- Parle-moi de ma mère, duetto di José e Micaëla
- Près des remparts de Séville, seguidilla di Carmen con Don José
- Atto Secondo
- Les tringles des sisters tintaient, chanson bohème di Carmen, Frasquita, Mercédes
- Votre toast, je peux vous le render…, couplets di Escamillo
- Je vais danser en votre honneur, duetto di Don Josè e Carmen
- La fleur que tu m’avais jetée, aria di Don José
- Bel officier, bel officier, finale concertato
- Atto Terzo
- Voyons, quej’essaie à mon tour, Carmen
- Mêlon!! Coupon! terzetto di Carmen, Frasquita, Mercédes
- Je dis que rien ne m’épouvante, aria di Micaëla
- Atto Quarto
- A deux cuartos, coro di venditori
- Les voici, le quadrille! coro e marcia
- C’est toi! C’e moi! duetto e finale, Carmen e Don José
CAVALLERIA RUSTICANA
di Pietro Mascagni su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
Personaggi
- SANTUZZA (soprano) giovane contadina
- TURIDDU (tenore) giovane contadino
- LUCIA (contralto) madre di Turiddu
- ALFIO (baritono) carrettiere
- LOLA (mezzosoprano) moglie di Alfio
Introduzione
È un'opera lirica in un atto unico di Pietro Mascagni su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga.La prima rappresentazione fu al "Tratro Costanzi" di Roma il 17 Maggio 1890.
Trama
ATTO UNICO
L’azione i svolge nella piazza nella quale si trovano una chiesa e l’osteria di Lucia il giorno di Pasqua.Turiddu canta una serenata a Lola, della quale è perdutamente innamorato; prima di partire per il servizio militare le ha giurato amore eterno, ma la giovane durante la sua assenza ha sposato Alfio, il carrettiere.
Turiddu per vendicarsi inizia a corteggiare Santuzza, ma dopo averla sedotta la trascura. Il giovane si aggira nei pressi della casa di Alfio che spesso assente non si accorge di nulla.
Santuzza, angosciata e preoccupata, cerca Turiddu per parlargli e chiedere spiegazione del suo comportamento; entra allora nella casa di Lucia, madre del giovane e le confida quanto sta succedendo svelandole i suoi sentimenti e la sua disperazione: oramai è disonorata ed abbandonata.
Arriva Turiddu e i due discutono animatamente finchè passa Lola che si sta recando alla messa di Pasqua sola perché il marito lavora. Le due donne si scambiano battute ironiche.
Poco dopo Lola è seguita da Turiddu, insensibile all’implorazione di Santuzza che gli augura la mala Pasqua e decide, vedendolo arrivare, di rivelare quanto succede ad Alfio.
Dopo la messa la piazza torna a popolarsi. Turiddu offre agli amici nell’osteria della madre Lucia un bicchiere di vino e ne offre uno anche ad Alfio che, sdegnato, nel rifiutarlo lo abbraccia e gli morde l’orecchio sfidandolo a duello.
Turiddu, che si finge ubriaco, rivolge commosse parole di saluto alla madre a cui affida Santuzza e va ad incontrare il rivale.
Poco dopo il grido di una popolana:- Hanno ammazzato compare Turiddu!- annuncia il tragico esito del duello.
Brani celebri
- Atto Unico
- O Lola, Lola
- IL cavallo scalpita, Alfio
- Voi lo sapete, o mamma, Santuzza
- Fior di giaggiolo, Lola
- Intermezzo sinfonico
- Viva il vino spumeggiante, Turiddu
- Mamma quel vino è generoso, Turiddu
COSI FAN TUTTE
di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte
Personaggi
- FIORDILIGI (soprano) dama ferrarese abitante a Napoli
- DORABELLA (soprano) dama ferrarese sorella di Fiordiligi
- GUGLIELMO (basso) ufficiale e amante di Fiordiligi
- FERRANDO (tenore) ufficiale e amante di Dorabella
- DESPINA (soprano) cameriera
- DON ALFONSO (basso) vecchio filosofo
- CORO di soldati, servitori, marinai, convitati alle nozze, popolo
Introduzione
È un'opera in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo da Ponte basato su un fatto realmente accaduto.La prima rappresentazione fu al "Burgtheater" di Vienna il 26 Gennaio 1790.
Trama
ATTO I
In una bottega di caffè a Napoli siedono con un vecchio filosofo, Don Alfonso, i due ufficiali Guglielmo e Ferrando i quali sostengono che le loro fidanzate, rispettivamente Fiordiligi e Dorabella, sapranno mantenersi fedeli in ogni circostanza.Don Alfonso li contraddice sostenendo che la fedeltà femminile non esiste e che, se si presentasse l’occasione, le innamorate dimenticherebbero i loro fidanzati per passare a nuovi amori. I due, per difendere l’onore delle future spose, intendono sfidarlo; Don Alfonso scommette cento zecchini d’oro per dimostrare che le fidanzate non sono diverse dalle altre donne: per un giorno Ferrando e Guglielmo dovranno seguire ciecamente le sue istruzioni.
Nel giardino della casa sulla spiaggia Fiordiligi e Dorabella stanno ammirando compiaciute i ritratti dei fidanzati, quando arriva Don Alfonso che reca la notizia: i due fidanzati devono partire subito perché richiamati in guerra. Arrivano i due ufficiali che si congedano tristemente dalle fidanzate giurando amore eterno. Al suono di una marcia militare i due uomini fingono di partire e si allontanano su una barca tra i saluti della folla.
Despina è intenta a preparare la colazione per le padrone quando costoro irrompono nella stanza sconvolte; informata della situazione, la cameriera espone loro le proprie idee circa la fedeltà maschile e consiglia Fiordiligi e Dorabella a non essere fedeli in quanto i fidanzati faranno altrettanto al fronte.
Le due sorelle vengono convinte da Despina, pagata da Don Alfonso, a ricevere due “nobili albanesi”che in realtà sono i loro fidanzati travestiti e la loro presenza provoca l’indignazione delle dame.
Don Alfonso presenta gli ufficiali come suoi cari amici. I finti albanesi si dichiarano loro spasimanti, ma Fiordiligi risponde che resteranno fedeli ai loro amanti sino alla morte. Fiordiligi e Dorabella si ritirano e i due ufficiali sono convinti di aver vinto la scommessa, ma Don Alfonso non è dello stesso parere.
Il vecchio filosofo si allontana con gli albanesi che fingono di avvelenarsi per la disperazione, poi fa credere di andare in cerca di un medico lasciando i due agonizzanti.
Le due sorelle iniziano a provare compassione; intanto, travestita da medico, giunge Despina che li fa rinvenire.
La cameriera e Don Alfonso guidano il gioco ed invitano le dame ad assecondare le richieste degli spasimanti; ma, quando i due chiedono un bacio, le due donne rifiutano indignate.
ATTO II
Nella loro camera Fiordiligi e Dorabella vengono convinte da Despina a mettere da parte ogni scrupolo senza essere infedeli agli amanti: giocheranno e nessuno saprà niente, la gente penserà che gli albanesi siano spasimanti della cameriera. Le due sorelle decidono di accettare la corte dei nobili, ma le coppie risultano invertite: Fiordiligi con Ferrando e Dorabella con Guglielmo.Nel giardino sul mare i due albanesi hanno organizzato una serenata alle dame. I suonatori e i cantanti arrivano in barca. Don Alfonso e Despina incoraggiano le donne a parlare con gli amanti e li lasciano soli.
Fiordiligi e Ferrando si allontanano suscitando la gelosia di Guglielmo il quale offre un regalo a Dorabella, mentre costei cede facilmente alla sua corte. Rimasta sola, Fiordiligi manifesta i propri sensi di colpa nei confronti di Guglielmo che lei crede in guerra.
I due uomini si incontrano per raccontarsi gli esiti delle loro imprese amorose. Ferrando esprime il proprio disappunto per il tradimento di Dorabella, mentre Guglielmo, dato che la sua fidanzata non ha ceduto, vorrebbe che Don Alfonso pagasse la scommessa, ma questi chiede d aspettare sino al giorno seguente.
Le due sorelle si confidano con Despina; Dorabella esorta Fiordiligi a cedere, mentre costei vorrebbe rimanere fedele a Guglielmo e decide di travestirsi da soldato per raggiungerlo al campo. Ferrando interviene chiedendo la sua mano; a questo punto Fiordiligi abbandona ogni resistenza. Don Alfonso, ormai vincitore della scommessa invita i due amici a non drammatizzare troppo perché tanto “così fan tutte”.
Nella sala illuminata con la tavola imbandita per gli sposi, Despina organizza i preparativi delle nozze. Mentre le coppie di sposi brindano, arrivano Don Alfonso e il notaio, in realtà è Despina travestita, e viene firmato il falso contratto nuziale.
Ecco la marcia militare annuncia il ritorno dei due ufficiali; Fiordiligi e Dorabella, terrorizzate, costringono i nobili albanesi a nascondersi nella stanza accanto e si preparano ad accogliere Ferrando e Guglielmo che fingono di insospettirsi quando vedono il notaio e il contratto.
Don Alfonso rivela alle dame l’inganno loro giocato e si giustifica dicendo di aver agito a fin di bene per rendere più saggi gli sposi. Le coppie si ricompongono e tutti cantano la morale: -Fortunato l’uom che prende / ogni cosa pel buon verso, / e tra i casi e le vicende / da ragion guidar si fa -.
Brani celebri
- Atto Primo
- La mia Dorabella capace non è, terzetto: Ferrando, Don Alfonso, Guglielmo
- È la fede delle femmine, terzetto: Ferrando, Don Alfonso, Guglielmo
- Una bella serenata, terzetto: Ferrando, Don Alfonso, Guglielmo
- Vorrei dir, e cor non ho, aria di Don Alfonso
- Smanie implacabili, aria di Dorabella
- Come scoglio immoto resta, aria di Fiordiligi
- Non siate ritrosi, aria di Guglielmo
- Un'aura amorosa, aria di Ferrando
- Atto Secondo
- Una donna a quindici anni, aria di Despina
- Il core vi dono, duetto: Dorabella, Guglielmo
- Ah lo veggio, quell'anima bella, aria di Ferrando
- Donne mie, la fate a tanti, aria di Guglielmo
- È amore un ladroncello, aria di Dorabella
- Fortunato l'uom che prende ogni cosa pel buon verso, finale: Fiordiligi, Dorabella, Despina, Ferrando, Don Alfonso, Guglielmo
DON GIOVANNI
di Wolfgang Amadeus Mozart melodramma lirico in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
- Don Giovanni (basso) giovane cavaliere estremamente licenzioso
- Donna Anna (soprano) dama figlia del Commendatore e promessa sposa di Don Ottavio
- Don Ottavio (tenore) promesso sposo di Donna Anna
- Il Commendatore (basso) padre di Donna Anna
- Donna Elvira (soprano), dama di Burgos, abbandonata da Don Giovanni
- Leporello (basso), servo di Don Giovanni
- Masetto (basso), contadino
- Zerlina (soprano), promessa sposa di Masetto
- Coro di servi, contadini e contadine
Il soggetto della nuova opera pare sia stato suggerito da Lorenzo Da Ponte, che dopo il successo de Le nozze di Figaro venne naturalmente richiamato a collaborare con Mozart.
Dopo qualche rinvio, il Don Giovanni andò in scena il 29 ottobre a Praga, «accolto con il più vivo entusiasmo», come scrisse Mozart all’amico Gottfried von Jacquin. L’opera restò in cartellone per molte settimane, e ottenne sul ‘Prager Oberpostamtzeitung’ una recensione più che lusinghiera. L’anno dopo, il 7 maggio 1788, il Don Giovanni fu rappresentato al Burgtheater di Vienna, su espresso desiderio dell’imperatore Giuseppe II.
Don Giovanni gode, fra tutti i titoli mozartiani, del privilegio piuttosto raro di aver avuto una vita scenica ininterrotta: l’Ottocento romantico la ebbe a considerare addirittura l’opera per eccellenza, e la mitizzò affiancandola al Faust di Goethe fra le sue bibbie.
Atto primo
È notte, nel giardino antistante la casa di Donna Anna. Leporello passeggia annoiato in attesa del padrone, che si è introdotto mascherato in casa di Donna Anna per farla sua (introduzione “Notte e giorno faticar”). La tentata violenza però non riesce: Anna insegue il cavaliere cercando di scoprirne l’identità e viene poi soccorsa dal padre, il Commendatore, che sfida Don Giovanni a duello rimanendone mortalmente ferito. Compiuto il misfatto, Don Giovanni e Leporello fuggono. Rientra Donna Anna con un manipolo di servitori e scopre il cadavere del padre.
Assistita da Don Ottavio, Anna fa giurare a quest’ultimo di compiere le sue vendette (duetto “Fuggi, crudele, fuggi”). Frattanto Don Giovanni s’appresta a nuove conquiste: scorge di lontano una fanciulla tutta sola e le si avvicina, ma scopre con raccapriccio che è Donna Elvira, una nobile dama da lui sedotta e abbandonata pochi giorni prima (aria “Ah chi mi dice mai”). Ella va cercando disperata d’amore il libertino, e nello scorgerlo chiede ragione del suo comportamento: imbarazzato, Don Giovanni lascia al confuso Leporello il compito di giustificarlo, e quindi fugge.
Il servo non può far altro che spiegare a Donna Elvira la natura del suo padrone, e le dà un significativo cenno del catalogo delle sue conquiste (“Madamina, il catalogo è questo”). Elvira non si dà comunque per vinta. Poco oltre, un gruppo di contadini festeggiano le nozze di Zerlina e Masetto. Don Giovanni immediatamente si accinge alla seduzione della sposina, e spedisce il recalcitrante Masetto a casa sua in compagnia di Leporello (“Ho capito, signor sì”): restato solo con Zerlina, la invita a seguirlo e le promette di sposarla (“Là ci darem la mano”). La giovane contadina sembra acconsentire quando sopraggiunge Donna Elvira, che la mette in guardia dalle arti malefiche di Don Giovanni e la porta via con sé.
Sopraggiungono poi Donna Anna e Don Ottavio, che chiedono a Don Giovanni di assisterli nella ricerca dell’empio uccisore del Commendatore. Ancora una volta, però, Donna Elvira esorta la nobile coppia a diffidare del cavaliere (quartetto “Non ti fidar, o misera”), che per contro accusa la donna di pazzia. Rimasta sola con Don Ottavio, Anna trasalisce: dalla voce ha riconosciuto in Don Giovanni l’assassino di suo padre, e spinge quindi Ottavio a far giustizia (“Or sai chi l’onore” e aria di Don Ottavio per l’edizione viennese “Dalla sua pace”).
Leporello racconta a Don Giovanni come abbia allontanato Donna Elvira e condotto con sé Zerlina alla festa che il padrone gli ha comandato d’organizzare. Compiaciuto, Don Giovanni esprime la sua volontà d’allungare in quella notte la lista delle sue conquiste (“Fin ch’han dal vino”). Nel giardino del palazzo di Don Giovanni, Zerlina cerca di far pace con Masetto (“Batti, batti bel Masetto”). Al giungere del cavaliere, Masetto si nasconde per verificare la fedeltà della moglie, ma è subito scoperto; Don Giovanni li invita allora al ballo. Dal balcone, intanto, Leporello scorge tre persone in maschera e invita anche costoro alla festa a nome del padrone. Si tratta in realtà di Donna Elvira, Donna Anna e Don Ottavio, accorsi per sorprendere il reprobo. Don Giovanni li accoglie inneggiando alla libertà, mentre iniziano le danze. Il cavaliere balla una contraddanza con Zerlina e cerca di trarla i disparte per approfittarne. Zerlina però urla fuori scena e tutti si precipitano in suo soccorso. Don Giovanni cerca allora di scaricare la colpa della tentata violenza su Leporello, ma le tre maschere, rivelando la propria identità lo accusano apertamente di tutti i suoi delitti e si fanno avanti per arrestarlo: il dissoluto riesce tuttavia a fuggire (finale “Presto presto, pria ch’ei venga”).
Atto secondo
Sul far della sera, in una strada vicino a casa di Donna Elvira, Leporello cerca di prendere le distanze dal padrone accusandolo d’empietà (duetto “Eh via buffone”); Don Giovanni lo tacita con un’offerta di danaro, e impone poi al servo di scambiare con lui gli abiti, in modo da permettergli di far la corte alla cameriera di Donna Elvira, mentre Leporello, con gli abiti del cavaliere dovrà tenere occupata la dama. Elvira s’affaccia al balcone e cade nel tranello, pensando che Don Giovanni si sia ravveduto. S’allontana allora con Leporello travestito, mentre Don Giovanni si pone sotto la finestra a far al serenata al suo nuovo oggetto di desiderio (canzonetta “Deh vieni alla finestra”). Sopraggiunge però Masetto che, in compagnia d’altri villici, dà la caccia a Don Giovanni per trucidarlo. Il cavaliere, approfittando del suo travestimento da Leporello, non si fa riconoscere e riesce abilmente a disperdere il gruppo. Rimasto solo con Masetto, lo copre di botte. I lamenti del contadino attirano allora l’attenzione di Zerlina, che soccorre il marito (“Vedrai carino”). Frattanto, Leporello non sa più come reggere il confronto con Donna Elvira e cerca di fuggire: in breve si trova però circondato da Donna Anna, Don Ottavio, Zerlina e Masetto, i quali, credendolo Don Giovanni, vorrebbero giustiziarlo (sestetto “Sola sola in buio loco”). Allora Leporello svela la propria identità e riesce a dileguarsi. Don Ottavio comunica a tutti la sua intenzione di consegnare Don Giovanni alla giustizia, e prega gli amici di prendersi cura della sua fidanzata (“Il mio tesoro intanto”). Elvira rimane sola ed esprime l’amarezza e la confusione del suo animo, oscillante fra amore e desiderio di vendetta (aria per l’edizione di Vienna “Mi tradì quell’alma ingrata”). È ormai notte fonda, e Don Giovanni s’è rifugiato nel cimitero, dove attende Leporello. Quando quest’ultimo arriva, Don Giovanni ride sonoramente al racconto delle sue disavventure. La risata è però interrotta da una voce minacciosa: «Di rider finirai pria dell’aurora». Essa proviene dalla statua funebre del Commendatore. Resosi conto del’evento miracoloso, Don Giovanni non si fa intimorire, e sfida le potenze dell’al di là imponendo a Leporello, terrorizzato, d’invitare a cena la statua parlante (duetto “O statua gentilissima”): l’invito è accettato. In casa di Donna Anna, Don Ottavio cerca di convincerla ad affrettare le nozze, ma ella lo prega d’aspettare che la vendetta su Don Giovanni sia compiuta. Tutto è pronto per la cena nel palazzo di Don Giovanni (finale secondo “Già la mensa è preparata”). Il cavaliere, desinando, si fa intrattenere da un’orchestra di fiati che gli suona un pezzo dell’opera ? Una cosa rara di Martín y Soler, quindi l’aria “Come un agnello”, Fra i due litiganti il terzo gode di Giuseppe Sarti, e infine l’aria del ‘farfallone amoroso’ dalle Nozze di Figaro : Leporello commenta «Questa poi la conosco purtroppo...». Irrompe Donna Elvira, e tenta disperatamente d’ottenere il pentimento di Don Giovanni, ma viene solo derisa. Nell’allontanarsi, grida terrorizzata fuori scena. Il libertino ordina allora al servo d’andare a veder cosa è stato. Leporello grida a sua volta e rientra pallido come un morto: alla porta del palazzo c’è la statua del Commendatore. Don Giovanni intima allora d’aprire e fronteggia a testa alta lo straordinario convitato. È la statua che questa volta invita Don Giovanni a cena, e chiede la sua mano in pegno; senza lasciarsi intimorire, il cavaliere gliela porge impavido. La stretta è fatale: pur prigioniero di quella mano gelida, Don Giovanni rifiuta di pentirsi e sprofonda quindi in un abisso di fiamme infernali. Troppo tardi giungono gli altri personaggi: Leporello li informa che il Cielo ha già fatto giustizia; loro non resta che cantare la morale del dramma.
DON PASQUALE
di Gaetano Donizetti opera buffa in tre atti su Libretto di Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti
Personaggi
- Don Pasquale (basso) vecchio celibatario, tagliato all'antica, economo, credulo, ostinato, un buon uomo in fondo
- Ernesto (tenore) nipote di Don Pasquale, giovine entusiasta, amante corrisposto di Norina
- Norina (soprano) giovane vedova, natura subita, impaziente di contraddizione, ma schietta e affettuosa
- Dottor Malatesta (baritono) uomo di ripiego, faceto, intraprendente, medico e amico di don Pasquale, e amicissimo di Ernesto
- Un Notaio (basso)
- Coro di servi e camerieri
- Maggiordomo, modista, parrucchiere che non parlano
Introduzione
La trama viene realizzata su libretto di Angelo Anelli(musicato come Ser Marcantonio).Il librettista del Don Pasquale fu invece Giovanni Ruffini. Esule a Parigi perché mazziniano, Ruffini avrebbe poi scritto due romanzi di successo, Lorenzo Bernoni e Il dottor Antonio.
Ma proprio perché letterato di alto lignaggio si rifiutò di far figurare il proprio nome nel libretto, sul frontespizio del quale appare l’indicazione "Dramma buffo in tre atti di M. A.". Le sigle M. A. rispondono al nome e al cognome di Michele Accursi, un altro esule mazziniano amico sia di Donizetti sia di Ruffini.
Il libretto del Don Pasquale può non essere un saggio di alta letteratura, ma ritmo serrato e teatralità lo rendono, operisticamente parlando, eccellente.
Trama
ATTO I
Scena in casa di Don Pasquale
Don Pasquale, anziano e benestante celibe, vorrebbe designare il nipote Ernesto come leggittimo erede delle proprie ricchezze, a patto che Ernesto sposi una donna scelta da lui stesso.Ma Ernesto ama Norina, una giovine vedova molto graziosa ma povera. Don Pasquale non dà il proprio consenso alle nozze tra i due innamorati, e decide di diseredare Ernesto, prendendo moglie egli stesso.
Don Pasquale chiede quindi aiuto al Dottor Malatesta affinchè lo aiuti a trovar una sposa ideale. Il Dottor Malatesta è un amico di Don Pasquale, ma lo è ancor di più con Ernesto e Norina, e decide di organizzare un piano per aiutare i due giovani: propone a Don Pasquale, come moglie, la sorella Sofronia, presentandola come una donna di buona famiglia, perbene, timida, bella e virtuosa. Don Pasquale, felice e impaziente di sposarsi, caccia finalmente di casa il nipote.
Scena in casa di Norina
Norina riceve la visita di Malatesta che la mette al corrente del proprio piano: sarà Norina a impersonificare il ruolo di Sofronia e fingerà di sposare Don Pasquale, riducendolo poi alla disperazione.La ragazza si mette dunque a studiare con il dottore quale dovrà essere il comportamento della finta virtuosa Sofronia.
ATTO II
Sala in casa di Don Pasquale
Ernesto, ignaro del piano di Malatesta e disperato, sta per lasciare la casa di Don Pasquale: senza soldi e senza Norina pensa di emigrare in terre lontane.Arriva la timidissima Sofronia (Norina travestita) accompagnata dal fratello e Don Pasquale è subito conquistato dalla sua docilità e dalla sua bellezza.
Viene chiamato un notaio, in realtà un compare del dottore opportunamente travestito, e il matrimonio viene celebrato. Ernesto giunge nella casa di Don Pasquale e diviene furiorso nel vedere Norina sposare Don Pasquale; poi il Dott. Malatesta lo prende in disparte e gli spiega la bura, alla quale decide di partecipare come testimone del matrimonio. Viene chiamato un notaio, in realtà un compare del dottore opportunamente travestito, e il matrimonio viene celebrato.
Firmato il contratto nuziale, che prevede la divisione a metà del patrimonio di Don Pasquale, Sofronia cambia immediatamente carattere: diventa dispotica, aggressiva, raddoppia lo stipendio alla servitù, vuole fare grandi acquisti e lascia sbalordito il neo-sposo.
ATTO III
Sala in casa di Don Pasquale
Don Pasquale cerca invano di opporsi al fatto che la giovane sposa vada a teatro con Ernesto, ma Sofronia, che intanto ha speso interi capitali in sarti e gioiellieri, si ribella giungendo perfino a colpirlo con uno schiaffo. Don Pasquale è esasperato e addolorato e chiede quindi l'aiuto a Malatesta, il quale mette al corrente Ernesto di ciò che ha ordito e lo convince a fingere di essere l'amante segreto di Sofronia.Mentre la moglie si allontana trova anche una lettera nella quale un amante le dà un appuntamento in giardino:la lettera fa parte del piano di Malatesta.
Il povero Don Pasquale confessa al dottore di essersi pentito del matrimonio e l'amico lo invita a sorprendere la moglie in giardino con l'amante per poterla poi ripudiare.
Boschetto nel giardino attiguo alla casa di Don Pasquale
Don Pasquale e il Dottor Malatesta, appostatisi nel boschetto, odono la voce di un giovane che canta una serenata a Sofronia (è Ernesto) e poi ascoltano le parole d'amore di Sofronia con l'ignoto amante. Mentre l'amante scappa, Don Pasquale ferma Sofronia e, non riuscendo a farle ammettere di essersi incontrata con qualcuno, chiede al dottore di escogitare qualcos'altro perchè è fermamente convinto di voler scacciare la moglie.Malatesta finge allora di rivelarle che Don Pasquale ha deciso di acconsentire alle nozze di Ernesto e Norina: sarà così Norina la nuova padrona di casa.
Sofronia finge di opporsi all'arrivo in casa di un'altra donna e di volersene andare. Don Pasquale è sollevato, ma i tre amici gli svelano la burla.
Riconquistata la libertà, Don Pasquale è felice di apprendere di non essere in alcun modo legato alla diabolica Sofronia, qiundi perdona tutti e benedice infine le nozze di Ernesto e Norina.
La morale in tutto questo? E' assai facil da svelarsi: bene è scemo di cervello chi si ammoglia in vecchia età! Va a cercar col campanello noie e doglie in quantità!
Brani celebri
- Atto Primo
- Bella siccome un angelo, cantabile di Malatesta
- Sogno soave e casto, cantabile di Ernesto
- Quel guardo il cavaliere, cavatina di Norina
- Pronta io son, duetto tra Norina e Malatesta
- Atto Secondo
- Povero Ernesto [...] Cercherò lontana terra, Se tu sei ben mio felice, recitativo, Aria e Cabaletta, di Ernesto; la cabaletta, anche se molto piacevole e significativa come testo, non sempre viene eseguita;
- È rimasto là impetrato, quartetto
- Atto Terzo
- Cheti, cheti immantinente, duetto tra Malatesta e Don Pasquale
- Com'è gentil - la notte a mezzo april!, serenata di Ernesto
- Tornami a dir che m'ami, duettino (definito in partitura notturno) tra Norina ed Ernesto
Incisioni discografiche
- 1932 - Ernesto Badini (Don Pasquale), Adelaide Saraceni (Norina), Afro Poli (Malatesta), Tito Schipa (Ernesto); coro e orchestra del Teatro alla Scala, direttore Carlo Sabajno
- 1952 - Sesto Bruscantini, Alda Noni, Mario Borriello, Cesare Valletti, coro e orchetra RAI di Torino, direttore Mario Rossi
- 1982 - Sesto Bruscantini, Mirella Freni, Leo Nucci, Gösta Winbergh, Ambrosian Opera Chorus, London Symphony Orchestra, direttore Riccardo Muti
- 1988 - Enzo Dara, Luciana Serra, Alessandro Corbelli, Aldo Bertolo, coro e orchestra del Teatro Regio di Torino, direttore Bruno Campanella
EDGAR
di Giacomo Puccini su libretto di Ferdinando Fontana
Personaggi
- EDGAR (tenore)
- FIDELIA (soprano)
- FRANK (baritono)
- TIGRANA (mezzosoprano) figlia del re d'Egitto
- GUALTIERO (basso)
- CORO di contadini e contadine, cortigiani, convitati, soldati, monaci, fanciulli
Introduzione
È un'opera inizialmente in quattro atti, ma poi ridotta a tre in successive rielaborazioni, di Giacomo Puccini su libretto di Ferdinando Fontana tratto dal poema drammatico La coupe et les lèvres di Alfred de Musset.La prima rappresentazione fu al "Teatro alla Scala" di Milano il 21 Aprile 1889.
Trama
ATTO I
L’azione si svolge nelle Fiandre nel 1300.È l’alba: nel villaggio contadini e pastori si recano al lavoro.
Fidelia, figlia di Gualtiero, è innamorata di Edgar, ma il giovane non riesce a resistere al fascino di Tigrana, una bellissima zingara.
Anche Frank, fratello di Fidelia, è innamorato di Tigrana, ma costei lo respinge e cerca di conquistare Edgar.
Quando la zingara assume atteggiamenti irriverenti, intonando davanti alla chiesa una canzone sboccata, viene cacciata dai contadini, allora Edgar interviene in sua difesa, poi preso da un’irrefrenabile esaltazione, afferra una torca ed incendia la casa paterna. Fugge con Tigrana dopo aver affrontato in duello e ferito Frank che tenta di fermarli.
ATTO II
In un sontuoso palazzo si sta svolgendo una festa ed Edgar, ormai stanco della vita perversa con Tigrana, pensa con nostalgia alla casa paterna e a Fidelia. La zingara tenta inutilmente di riconquistarlo.Davanti al palazzo, tra i rulli dei tamburi e i suoni delle fanfare, passa una schiera di soldati; allora Edgar sente il desiderio di riabilitarsi e per espiare le sue colpe decide di unirsi a quei militari guidati da Frank. Tigrana giura di vendicarsi.
ATTO III
L’esercito vince la battaglia, ma molte vittime restano sul campo: anche Edgar è tra i scomparsi. Si preparano le solenni esequie in suo onore.Mentre Frank pronuncia l’elogio funebre, un frate, con il volto coperto da un cappuccio, ricorda le colpe di cui si è macchiato in vita Edgar. Fidelia difende la memoria dell’uomo amato, poi si ritira in chiesa a pregare.
A cerimonia ultimata giunge Tigrana che appare addolorata per la morte dell’uomo; il frate e Frank le promettono ori e monili se si fa delle confessioni ai danni dello scomparso.
Quando Amonastro esce dal nascondiglio e si presenta come il re degli Etiopi, Radamés capisce di aver involontariamente tradito il proprio paese.
Tigrana dichiara non solo di essere stata l’amante di Edgar, ma anche che quello pensava di tradire la patria. Alcuni soldati, credendo alle accuse della donna, si avventano sul cadavere di Edgar, ma nella bara c’è solo la sua armatura: egli è vivo, in realtà è il frate incappucciato.
Fidelia si slancia verso di lui per abbracciarlo, ma Tigrana compie la sua vendetta: afferra un coltello e la uccide con una pugnalata. Edgar si china sul suo corpo in preda alla disperazione.
Brani celebri
- Atto Primo
- O fior del giorno, Fidelia
- Già il mandorlo vicino, Fidelia
- Questo amor, vergogna mia, Frank
- Tu il cuor mi strazi, Tigrana
- Atto Secondo
- La coppa è simbol della vita, Tigrana
- Orgia, chimera dall'occhio vitreo, Edgar
- Atto Terzo
- Addio, mio dolce amor, Fidelia
- Nel villaggio d'Edgar, Fidelia
ELEKTRA
di Richard Strauss su libretto di Hugo von Hofmannsthal
Personaggi
- CLITEMNESTRA (mezzosoprano)
- ELETTRA (soprano) figlia di Clitemnestra
- CRISOTEMIDE (soprano) sorella di Elettra
- EGISTO (tenore)
- ORESTE (baritono)
- UN GIOVANE SERVO (tenore)
- UN VECCHIO SERVO (basso)
- L'AIO DI ORESTE (basso)
- LA CONFIDENTE (soprano)
- LA SORVEGLIANTE (soprano)
- L'ANCELLA DELLO STRASCICO (soprano)
- CINQUE ANCELLE (contralto, due soprano, due mezzosoprano)
- CORO di servi, ancelle
Introduzione
È un'opera in un atto di Richard Strauss su libretto di Hugo von Hofmannsthal tratto dalla tragedia omonima di Sofocle.La prima rappresentazione fu al "Königliches Opernhaus" di Dresda il 25 Gennaio 1909 raccogliendo scarso successo. La fortuna dell'opera iniziò l'anno seguente, quando fu eseguita al "Covent Garden" di Londra il 10 Febbraio 1910
Trama
ATTO UNICO
A Micene, sul calar della sera, nella corte del palazzo degli Atridi le ancelle parlano di Elettra il cui padre Agamennone venne ucciso dalla moglie Clitemnestra con l’aiuto dell’amante Egisto.Arriva Elettra la quale ricorda che proprio verso quell’ora suo padre fu sgozzato e, invocando il suo spettro, conferma il proposito di vendetta.
Crisotemide avvisa la sorella di guardarsi da Egisto e dalla madre la quale poco dopo entra rivolgendosi ad Elettra per chiederle un rimedio contro gli incubi che tormentano le sue notti.
Inizialmente la giovane dà risposte ambigue, poi le profetizza la vendetta di cui sarà la vittima.
Clitemnestra si rallegra alla notizia, non vera, della morte del figlio Oreste perché vede in lui un possibile vendicatore.
Elettra, pur non credendo alla morte del fratello, si accinge lei stessa ad uccidere la madre e l’amante; mentre Crisotemide rifiuta di partecipare alla strage.
Elettra non riconosce subito lo sconosciuto che si presenta: è Oreste; poi, riconosciuto il fratello, gli mette in mano una scure e attende fuori dalla porta quando sente il grido della vendetta compiuta. Elettra, al sopraggiungere di Egisto, lo spinge in casa dove viene ucciso da Oreste.
ERNANI
di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave
Personaggi
- ERNANI (Don Giovanni d'Aragona) (tenore) bandito
- CARLO (baritono) re di Spagna
- ELVIRA (soprano) nipote e fidanzata di Don Ruy Gomez
- DON RUY GOMEZ (basso) grande di Spagna
- GIOVANNA (soprano) nutrice di Elvira
- DON RICCARDO (tenore) scudiero del re
- JAGO(basso) scudiero
- CORO di Banditi, cavalieri, vassalli, cortigiani, principi, paggi, dame di corte
Introduzione
È un dramma lirico in quattro atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave tratto dall'omonimo dramma di Victor Hugo.La prima rappresentazione fu al "Teatro La Fenice" di Venezia il 9 Marzo 1844.
Trama
ATTO I 'Il bandito'
L’azione si svolge nel 1519 in Spagna.Ernani, in realtà Don Giovanni d’Aragona, è a capo di un gruppo di banditi datisi alla macchia ed intende sollevare una rivolta contro il re per vendicare l’uccisione del padre. Si reca al castello di Don Ruy Gomez De Silva per incontrarne la nipote Elvira della quale è innamorato e ricambiato, ma la giovane è promessa sposa al vecchio zio.
Nel castello si trova in incognito il re Carlo, anch’egli innamorato di Elvira che lo riconosce, ma respinge le sue profferte; di fronte alla sua insistenza non esita a stappargli dalla cintola il pugnale per difendere il suo onore.
Ernani irrompe da un uscio segreto per proteggere Elvira, il re riconosce il bandito e lo esorta a fuggire. Entra all’improvviso Silva, sdegnato per l’attentato al suo onore, ma riconosce il re e gli rende omaggio.
Generosamente Carlo consente ad Ernani di scappare.
ATTO II 'L'ospite'
La rivolta capeggiata da Ernani è fallita: il bandito, travestito da pellegrino, chiede ospitalità al castello di Silva; questi lo accoglie e gli comunica che sta per sposare Elvira.Allora Ernani, sconvolto, rivela la sua identità e offre al rivale come dono nuziale la sua testa. All’inseguimento di Ernani arriva al castello Carlo, ma Silva, legato dai doveri dell’ospitalità, lo nasconde e si rifiuta di consegnarlo.
Il re fa perlustrare il castello e costringe poi Elvira a seguirlo.
Il bandito rivela a Silva l’amore del re per la giovane esortandolo a vendicare l’offesa recata al suo onore. I due stringono un patto: Ernani consegna un corno da caccia a Silva: quando costui vorrà la morte del bandito, dovrà suonare tre volte il corno ed Ernani si toglierà la vita.
ATTO III 'La clemenza'
I congiurati capeggiati da Ernani si recano ad Aquisgrana nei sotterranei del sepolcro di Carlo Magno, ma sono stati preceduti da Carlo, sceso anch’egli di nascosto nel sepolcro.Apprendendo che il re aspira al trono imperiale i congiurati ne decidono la morte; si sorteggia colui che eseguirà la sentenza ed esce il nome di Ernani.
I colpi di cannone annunciano che Carlo è stato eletto imperatore; dopo che Ernani e Silva hanno nuovamente giurato appare con il seguito l’imperatore che decreta la loro morte, poi cede alle insistenza di Elvira: fa dono della vita ad Ernani e gli concede in sposa la giovane, mentre Silva medita vendetta.
ATTO IV 'La maschera'
Nel palazzo di Don Giovanni d’Aragona a Saragozza si prepara la festa nuziale.Mentre Ernani ed Elvira si abbandonano alla gioia si senton risuonare tre fiati di corno: è Silva che fa valere il patto stipulato con Ernani il quale dapprima cerca di commuoverlo, poi, tenendo fede alla parola data, si toglie la vita.
Sul suo corpo si accascia Elvira.
Brani celebri
- Atto Primo
- Come rugiada al cespite, Ernani
- Ernani, Ernani involami, Elvira
- Infelice! …e tu credevi, Silva
- Atto Secondo
- Vieni meco, sol di rose, Carlo
- Atto Terzo
- Oh, de’ verd’anni miei, Carlo
- Si ridesti il leon di Castiglia, coro
- Atto Quarto
- Solingo, errante, misero, Ernani
FALSTAFF DI VERDI
di Giuseppe Verdi su libretto di Arrigo Boito
Personaggi
- SIR JOHN FALSTAFF (baritono)
- MRS ALICE FORD (soprano)
- FORD (baritono) marito di Alice
- NANNETTA FORD (soprano) figlia di Alice e di Ford
- FENTON (tenore)
- DOTT. CAJUS (tenore)
- PISTOLA (basso) un servo
- BARDOLFO (tenore) un servo
- MRS MEG PAGE (mezzosoprano)
- MRS QUICKLY (contralto)
- L'OSTE DELLA GIARRETTIERA (mimo)
- ROBIN (mimo)
- CORO
Introduzione
Si articola in tre atti ed è l'ultima opera di Giuseppe Verdi; il libretto è di Arrigo Boito ed è ispirato a 'Le allegre comari di Windsor' di William Shakespeare.La prima rappresentazione fu al "Teatro alla Scala" di Milano il 9 Febbraio 1893.
Trama
ATTO I
L’azione si svolge all’inizio del XV secolo durante il regno di Enrico IV A Windsor.Parte I
All’interno dell’osteria della Giarrattiera il dottor Cajus si scaglia contro Falstaff e i suoi servi, Pistola e Bardolfo, accusandoli di averlo derubato dopo averlo fatto ubriacare.
Falstaff pensa solo al benessere della propria borsa e per tal fine scrive per due ricche signore di Windsor lettere d’amore uguali: una per Alice Ford e un’altra per Meg Page.
Quando ordina ai servi di recapitarle e costoro rifiutano in nome del’onore, li licenzia ed affida le missive al paggio Robin.
Parte II
Nel giardino davanti alla casa di Ford Alice, Meg e Quicklj si incontrano e, conversando risentite, confrontano le due lettere ricevute.
Tra risate e arrabbiatura le donne decidono di vendicarsi: Falstaff va punito.
ATTO II
Parte IPistola ed Bardolfo sono di nuovo all’osteria della Giarrattiera e si fingono pentiti con Falstaff per riuscire a farlo incontrare con Ford. Sopraggiunge Quickly recante un messaggio per il grasso cavaliere: Alice è disposta a riceverlo dalle “due alle tre” quando il marito sarà assente. Uscita la donna, gli viene annunciata la visita di un certo signor Fontana, un gentiluomo distinto e ricco: si tratta in realtà di Ford il quale, supplica Falstaff di ricorrere alle sue rinomate arti amatorie per conquistare Alice che desidera possedere anche lui e gli offre un sacco pieno di monete.
Falstaff accetta e gli confida che Alice sta per cadere tra le sue braccia, quindi va a vestirsi e ad imbellettarsi per l’appuntamento. Allora Ford cade in preda ad una crisi di gelosia. Entrambi escono verso la stessa meta.
Parte II
Le allegre comari, intanto, preparano la burla a casa di Ford . Presentandosi galantemente dà fondo alle sue doti di corteggiatore, ma poco dopo arriva il marito alla testa di un gruppo di uomini che intende vendicare il suo onore e comincia a perquisire la casa. Falstaff riesce appena in tempo a nascondersi dietro un paravento, poi le donne riescono a farlo entrare con fatica in una cesta di panni sporchi già controllata. Nel frattempo Nannetta, promessa sposa al dottor Cajus, e Fenton raggiungono il paravento e cominciano ad amoreggiare; i loro sospiri sono uditi da Ford che, pensando si trattasse della moglie, ribalta il nascondiglio: così viene scoperta la tresca dei due giovani. Infine Falstaff, ancora nella cesta, viene gettato dalla finestra nel fossato dalle comari, tra le risate di tutti i presenti.
ATTO III
Parte IUn’altra burla viene giocata a Falstaff. Quickly, la mattina seguente, si reca all’osteria dove Falstaff sta affogando nel vino i propri dispiaceri e gli consegna un secondo invito di Alice, sotto la quercia di Herne vestito da cacciatore nero a mezzanotte. La tradizione narra che in quel luogo si incontrano spiriti e fate. Ancora una volta Falstaff cade nella trappola:stavolta la burla, ordita da donne e uomini insieme, prevede che tutti gli abitanti di Windsor si travestano da spiriti, mentre Nannetta impersonerà la regina delle fate. Ford rammenta al dottor Cajus il travestimento della figlia in quanto intende approfittare della confusione per fargliela sposare; Mrs. Quickly, sentendo i loro discorsi, avverte subito la giovane. Parte II Nel parco di Windsor giungono prima Fenton poi Nannetta, quando irrompe Alice che modifica i travestimenti per sventare i piani del marito. A mezzanotte compare Falstaff e trova Alice ad aspettarlo, ma i sussulti amorosi sono bruscamente interrotti dal sopraggiungere delle fate. Tutti iniziano a prendersi gioco di Falstaff che riconosce il suo servo Bardolfo mascherato e comprende di essere stato di nuovo gabbato. Alice presenta alla compagnia festante due coppie di sposi che Ford benedice; tolte le maschere, si trovano uniti in matrimonio il dottor Cajus con Bardolfo e Fenton con Nannetta. Infine Ford invita tutti a cena e Falstaff detta la morale della storia: - Tutto nel mondo è burla -.
Brani celebri
- Atto Primo
- L’onore? Ladri! monologo di Falstaff
- Atto Secondo
- È sogno? o realtà… monologo di Ford
- Quando ero paggio, arietta di Falstaff
- Atto Terzo
- Ehi! Taverniere! monologo di Falstaff
- Quando il rintocco della mezzanotte, Quickly
- Dal labbro il canto estasiato vola, romanza di Fenton
- Sul fil d’un soffio etesio, romanza di Nannetta
- Tutto nel mondo è burla, fuga finale coro
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